Dall’Australia nuova conferma dei danni da pesticidi

colture intensive

A capo della ricerca, il professor Federico Maggi dell’Università di Sydney. 

“I pesticidi sono inquinanti ambientali onnipresenti che influiscono negativamente sull’ecosistema e sulla salute umana”. Parte così lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature per spiegare che fine fanno i pesticidi utilizzati nei suoli. A firmare l’analisi, assieme ad altri due ricercatori, è l’italiano Federico Maggi, professore associato alla School of Civil Engineering dell’Università di Sydney. Ed è grazie a questo importante lavoro che Maggi è stato nominato National Champion per l’Australia all’edizione 2024 del Frontiers Planet Prize, il premio internazionale istituito dalla Frontiers Research Foundation per supportare le migliori ricerche nel campo della sostenibilità.

Nello specifico, lo studio rivela come i pesticidi persistano e si muovano nei suoli, fino ad arrivare ai corsi d’acqua. Attraverso un modello che analizza 92 sostanze attive presenti nei pesticidi agricoli più utilizzati al mondo, emerge che il 10% rimane come residuo nel suolo e il 7,2% finisce sotto la zona delle radici. Sostanze chimiche che arrivano nei fiumi, poi nei mari, percorrendo anche migliaia di chilometri. È nei corsi fluviali infatti che rimane la maggior parte dei pesticidi: solo l’1,1% si degrada, il resto arriva, di fatto, a superare i livelli di sicurezza in oltre 13.000 km di lunghezza di corsi d’acqua analizzati.

Gli erbicidi rappresentano i residui di pesticidi prevalenti sia nei terreni (72%) che negli emissari fluviali (62%). Ecco perché è importante un altro studio appena pubblicato da Environmental Sciences Europe, dal titolo: “Glyphosate lessons: is biodegradation of pesticides a harmless process for biodiversity?”

“Il glifosato, uno dei pesticidi più utilizzati e commercializzati per la sua presunta rapida biodegradabilità, è spesso percepito come relativamente innocuo”. Lo studio parte con questa premessa per rovesciarla analizzando l’intero percorso della sostanza chimica nei suoli e nei corsi d’acqua. Le conclusioni sottolineano le ripercussioni ecologiche a cascata della biodegradazione del glifosato, che inducono la proliferazione di specifici organismi acquatici, come i pico cianobatteri e il metaphyton, con conseguente alterazione della struttura e delle dinamiche dell’ecosistema. Per questo, si legge nel documento, gli studi allarmanti sul glifosato, il ​​contaminante ambientale più utilizzato al mondo, dovrebbero essere presi seriamente in considerazione dalla comunità scientifica e dai decisori politici.